Lucio Biondaro

Lucio è cofondatore di Pleiadi, un bellissimo progetto che porta le scienze ai bambini e si occupa di comunicazione scientifica a 360 gradi operando ad oggi con circa 40.000 studenti ogni anno.

Pleiadi si avvale di strumentazione specifica per lo più proveniente dal USA (tra cui un Planetario digitale) ma soprattutto ha elaborato determinate tecniche comunicative per generare comprensione nei ragazzi relativamente a tematiche solitamente ostiche. Il risultato è un metodo che è in grado di far comprendere, ad esempio, ad un ragazzino di quarta elementare perché l’aereo, nonostante il peso, sia in grado di volare.

Lucio si occupa anche di formazione di docenti con corsi in collaborazione e su richiesta del MIUR, di didattica delle scienze e di formazione aziendale con workshop ed eventi per illustrare “cose difficili” a chi non è del settore.

Lucio, perchè hai accettato di entrare a far parte del comitato scientifico di questo progetto?

Devo dire che fin dalla sua prima presentazione mi ha entusiasmato e ho visto quest’avventura come una grande opportunità. Ogni giorno opero nel mondo dell’educazione e ogni giorno vedo “teste mozzate”, capacità e possibilità lasciate al vento. La possibilità di intervenire in questo settore, portando il mio contributo sulla sua compente scientifico comunicativa, è stata quindi una necessità morale che ho sentito. A tutto questo va aggiunta la capacità e volontà che ho visto in Letizia, nella sua determinazione e nel suo desiderio di cambiare la situazione attuale.

Qual è la tua visione di una scuola innovativa adatta ai bambini e alla società di oggi e di domani?

La Scuola che immagino, e che vorrei, è un luogo dove gli studenti sono attori principali, i protagonisti, dove la conoscenza e la comprensione del mondo (interno ed esterno) siano una continua ricerca e scoperta, dove le inclinazioni di uno si tramutano in possibilità. La mia visione è una scuola che non si limita all’edificio, ma che parla con il territorio, con le famiglie e la società.
Nella scuola che immagino i docenti non solo conoscono la propria materia, ma hanno imparato a comunicarla mettendo al centro i canali conoscitivi preferiti dai diversi studenti. Insegnanti completi, che riescano a dosare il rapporto con la tecnologia e le attività pratiche sperimentali.

Qual è secondo te l’elemento chiave per realizzare una scuola del genere?

Ne vedo due, ugualmente fondamentali.
Un approccio che tenga conto di come la comprensione avvenga, non basato sulla mera ripetizione, ma che contempli tecniche e modalità specifiche. Lo vedo ogni giorno con la comunicazione scientifica, piena di nozione, ma vuota di reale comprensione.
Attività pratico sperimentali alternate a teoria e attività di gruppo. La comprensione a mio avviso va costruita con gli studenti, non data. Ciò avviene, per la mia esperienza, attraverso l’attività operativa.