Serafino Rossini

Serafino Rossini è insegnante di Educazione fisica, laureato in Pedagogia con studi sulla creatività ed in Filosofia con orientamento teoretico. Ha insegnato le attività psicomotorie in tutti gli ordini di scuola, compresa l’Università, nel corso di laurea di Scienze della Formazione. Interessato alla formazione della “forza d’animo” nei bambini porta la riflessione sui comportamenti degli adulti che la favoriscono.

Serafino, perchè hai accettato di entrare a far parte del comitato scientifico di questo progetto?

Perchè è animato da uno spirito  virtuoso, ovvero da principi che,  ispirati alla qualità educativa, possono generare qualità nei diversi campi di vita delle persone.
Questo progetto, poi, è impostato su una concretezza e fluidità operativa che fa pensare ad un tentativo serio di realizzare i principi nobili dell’educazione, punto debole della scuola dei grandi numeri.

Qual è la tua visione di una scuola innovativa adatta ai bambini e alla società di oggi e di domani?

Ciascun bambino ha potenzialità linguistico-espressive, logico-consequenziali, creativo-costruttive, etico-esistenziali.  Più apprendimenti godibili dal bambino riesce a generare in ciascuno di questi tre ambiti, in equilibrio fra di loro, più la scuola prepara i bambini al mondo. La godibilità dell’apprendimento non è un accessorio, ma un fattore primario che deve animare l’applicazione del bambino: in modo che questi possa godere del piacere di faticare ed approdare a nuove conquiste, ovvero a nuovi apprendimenti. Ad esempio: crescere bilingui è possibile; ce lo dicono gli esperti e le tante storie di vita; una scuola che, fin dalle prime età, lavori per questo obiettivo, si pone come luogo che prepara al futuro. E così, per tanti altri apprendimenti, si può puntare contemporaneamente alla maggiore qualità ed alla maggiore soddisfazione personale.

Qual è secondo te l’elemento chiave per realizzare una scuola del genere?

L’elemento chiave è lo spirito degli adulti che vogliono e gestiscono una scuola del genere, dall’organizzazione all’esperienza quotidiana. L’atto primario che costituisce l’esperienza scolastica è un incontro fra lo spirito dell’adulto e quello del bambino; dove il primo contagia il secondo. L’insegnante, nel rapportarsi al bambino deve essere animato da uno “spirito da tifoso” (tifoso nei confronti di ciascun bambino), non da uno “spirito di giudice” (con l’ansia della valutazione); deve provare la soddisfazione  professionale (ed intima) di generare nel bambino la soddisfazione di apprendere. Spirito… soddisfazione…